BOLERO DEL DRAGO ROSSO
performance danzata con gu-jang (arpa cinese)
di e con
Caterina Genta e Marco Schiavoni

Caterina Genta è diplomata alla Folkwang Hochschule con i maestri del Wuppertaler Tanztheater di Pina Bausch e ha conosciuto a Berlino il Butô di Yumiko Yoschioka. Ha danzato in Germania, Belgio, Olanda, Francia. In Italia è anche attrice e musicista, autrice e interprete di coreografie, spettacoli e performance dal 1989. Alla fine del 2005 ha prodotto e diretto il cortometraggio “Il maleficio della farfalla”, libera riduzione da Garcia Lorca, con il contributo dell’IMAIE (istituto per la tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori) nel quale è anche interprete e autrice delle musiche originali. Nel 2006 è iniziata un’intensa collaborazione artistica con Marco Schiavoni. La performance “Bolero del drago rosso” è la prima rappresentazione, il primo capitolo di questa nuova collaborazione.


Marco Schiavoni scrive musiche di scena per danza, prosa, cinema dal 1979. Ha collaborato con enti lirici, festival, network nazionali ed europei. E' il riferimento costante di diverse compagnie italiane di danza classica e contemporanea, tra cui Balletto di Roma, Aton Dino Verga Danza, Compagnia Nazionale Raffaele Paganini, Spellbound Dance Company, Fondazione Teatro Nuovo di Torino, Balletto di Milano, Balletto di Napoli, Danzare la vita di Elsa Piperno e molte altre. Parallelamente all’attività di compositore approfondisce tecniche video-digitali per la creazione di videoclip, videoinstallazioni e cortometraggi. Collezionista di strumenti etnici, nell’occasione dell’incontro con Caterina Genta, torna ad esibirsi dal vivo con il prezioso strumento cinese, Gu-Jang, per creare nuove sonorità.


Il Gu-Jang, versione moderna dell'antichissimo strumento Guqin, è uno strumento a corde che viene suonato tradizionalmente con dei plettri applicati alle dita della mano destra. Mentre la mano destra pizzica le corde la mano sinistra può effettuare, tramite pressione, dei glissati o dei vibrati sulla corda suonata in quel momento. Nella mia ricerca personale ho sviluppato tecniche alternative per ottenere altre sonorità. L'uso dell'arco, la percussione con matite bianche, lo sfregamento con oggetti metallici. La confidenza con questo strumento è aumentata nel tempo e grazie alla possibilità dei ponti mobili ho utilizzato anche diverse accordature, oltre a quella tradizionale cinese (pentatonica). In questo modo ho potuto usare l'arpa per imitare altri strumenti a corda, come la cetra, il salterio ed altri strumenti antichi o etnici. Questa versione dello strumento, realizzato nel 1986 da un liutaio di Hong Kong, ha 21 corde di acciaio ricoperte di seta. Per la nuova occasione lo strumento sarà utilizzato in modo “totale”, per coniugarsi armonicamente con il mondo plastico e sensuale di Caterina Genta.

“C’è un regno del cuore fatto di tutte le cose che abbiamo imparato o vissuto, che non bisogna invadere ma lasciare intatto” ( Mitsukata Ishii).


Corpo trasparente, per guardare e guardarsi attraverso, lasciarsi attraversare.
Danza provocatoria e glaciale, erotica e intimista.
Chiarissime leggere gocce, rosso ghiaccio, calde lacrime di vetro.

Guqin, chiamato nell'antichità "Qin" o "YaoQin", si può far risalire a più di 3 mila anni fa.
Ha una cassa di risonanza piatta e lunga, una testa quadrata e una coda ovale.
La tonalità del Guqin è chiara, incantevole e variata. Nell'antichità, prima di suonarlo, occorreva lavarsi e cambiarsi d'abito, accendere incensi, accovacciarsi a terra con le gambe incrociate e porre lo strumento sulle ginocchia o su tavolino basso.
Il Guqin era considerato uno strumento di eleganza e graziosità e non solo i letterati ma anche gli imperatori, amavano suonarlo. Il Guqin ha una ricca capacità espressiva, e può descrivere sentimenti di vario tipo e incantevoli paesaggi naturali.